Oppure lo siamo anche dall'inizio, almeno da quando scegliamo il percorso di studi, sapendo di imbarcarci in un'avventura professionale che ci darà tanto e ci toglierà di più.
Un'impresa da armata Brancaleone, una proposta inaccettabile che non ci sentiamo di tradire neppure durante le feste comandate, neppure con la febbre a 39 all'una di notte.
Bisognerebbe forse avere meno orgoglio accettando o cercando qualcosa che non vada necessariamente per il verso “creativo”, ma quella è una vena che batte fortissima e a cercare di ignorarla ci si spegne.
Faccio più di un lavoro.
Collaboro con una radio ad una trasmissione culturale e pensavo fosse quello il mio hobby.
Ma da quando non ho la certezza di retribuzione per il lavoro che comunque svolgo regolarmente, ho pensato che se produci con professionalità o sei un volontario, o hai un hobby.
Ho deciso di ricominciare a lavorare "gratis" per cercare di creare una possibilità alla mia azienda.
La scelta risiede nel "lavoro a supporto della vita" vs "vita a supporto del lavoro".
Scegliendo la vita per lavorare saremo eternamente distanti dalla normalità, probabilmente afflitti da un tasso di ansia sopra i livelli di guardia, euforici a tratti, dipendenti da caffeina e con un disturbo patologico dei ritmi sonno-veglia.
Scegliendo il lavoro per la vita ingrigiremo, forse avremo una famiglia, la creatività verrà a tirarci i piedi nel sonno e forse avrà un risvolto nelle ore di veglia, per i più bravi, quelli che saranno riusciti a non affogare negli strati più profondi del proprio subconscio l'arte dell'inventare.
Uno o l'altro lato del fungo di Alice.
Non so esattamente quale sia il bene.
Ho ancora bisogno di riflettere molto, ma la vena autodistruttiva che è propria dei nati sotto il mio stesso segno, non mi fa dormire serena.
Come colonna sonora a questo post potevo scegliere un pezzo di Povia (sei scemo) , ma poi non me la sono sentita.