Non siamo qui a fare poesia.
O non solo per quella, altrimenti sai cheppalle.
Partiamo subito con la galleria degli orrori.
Partiamo con il peggio che poi rialzarsi è un attimo.
Sono sempre stata una consumatrice compulsiva di musica.
Mi definisco turista musicale perchè amo mordere e fuggire.
Non so neanche un nome di un componente di band che ascolto, non riconoscerei nessuno tra la folla e cose di questo tipo.
Però bene o male me la cavo.
C'è stato un periodo in cui ho sofferto di bulimia musicale.
Di ascolto dissociato, vorace, in una sequenza di dolce-salato-nutella-cotoletta che prima o poi fa vomitare.
Neanche a dirlo questo periodo ha avuto una perfetta sovrapposizione con la mia adolescenza.
Il primo acquisto indipendente in un negozio di dischi l'ho sperimentato a dieci anni.
Sono entrata cantando "i will always love you" certa che la commessa avrebbe riconosciuto nelle mie note perfette quella che allora non sapevo si chiamasse Whitney Houston.
Sono uscita con le pive nel sacco, ed una cassettina di Antonello Venditti, Benvenuti in Paradiso.
[Venditti, poi, non l'ho mai più potuto soffrire]
A quell'episodio disastroso ne sono seguiti altri.
Ho acquistato anche Amedeo Minghi.
E, nell'ordine di apparizione:
883
Hanson
Backstreet Boys
Oasis
Roxette
All Saints
Ash
Red Hot Chilly Peppers
Boyzone
Alanis Morrisette
Articolo 31
Blur
Sottotono
Cranberries
The Corrs
Spice Girls
Anzi, ad un certo punto pensavo di esserlo, una Spice.
E c'è perfino chi con la musica si costruisce una corazza da snob e non può certo confessare certi ascolti.
Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale.
Forse.
