martedì 25 agosto 2015

Ironic

Il refrain dell'ironia -accessorio indispensabile fornito direttamente nella scatola del vùvùvù- arriva sempre puntuale da chi non ha neppure letto la definizione da dizionario.
Ve la fornisco io, cari. Così non dovete fare lo sforzo mondieau! di aprirlo, il dizionario.

Ironia
i·ro·nì·a/ sostantivo femminile
Alterazione spesso paradossale, allo scopo di sottolineare la realtà di un fatto mediante l'apparente dissimulazione della sua vera natura o entità

Lo scudo dell'ironia.
Il toccco-blu-non-gioco-più dei quasi grandi.
Uno specchio riflesso, una tana, un pace libera tutti che poi non libera un bel cazzo di niente.
Una qualsiasi di quelle paroline magiche che, piccoli, liberava da ogni male.

Tua madre è puttana --> ironia
Morti di figa --> ironia
Troia --> ironia

Tutte le offese del mondo, attraverso la bacchetta magica dell'ironia dovrebbero diventare piacevoli calembour, secondo chi la utilizza a casaccio.
E per di più, ogni volta che si  prova a fare luce sull'essenza di questo vocabolo si viene tacciati come stronzi permalosi e ottusi.

Insomma, se sei buono ti tirano le pietre, etc.

Per non parlare poi delle morti celebri, della politica, del calcio e di tutte quelle cosucce di cui pullulano i social e che, nel giro di tre commenti, finiscono a coltellate virtuali.

Per facilitare quelli che proprio non ce la fanno mai, nemmeno una volta nella vita, ho pensato a un piccolo schema per capire se è  davvero ironia oppure merda.





























Ed ecco il consueto video, un po' ovvio a questo giro, ma mi perdonerete.



domenica 23 agosto 2015

L'estate sta finendo

L'estate agli sgoccioli ha sempre fatto schifo, perché il tempo si rompe, va in pezzi, ti toglie calore e certezze.
Toglie certezze anche non trovare nulla di buono nell'armadio e trovarsi vestiti random ma coi sandali aperti nelle pozzanghere.

Io me la ricordo, dell'estate finita, dai tempi dei Righeira.
Avevo pochi anni, ma ripetevo quelle parole trovando loro una forma.
L'estate sta finendo - un'alternanza stagionale inedita.

Sto diventando grande, lo sai che non mi va.

Queste parole mi sono scese nel petto da bambina, non perché siano dense di poesia o ricercate o importanti, ma solo perché mi costringevano a constatare che effettivamente a ogni ascolto un anno era passato.

Così ci risiamo anche oggi, pronti a celebrare con mestizia il rito della vigilia della fine dell'estate.
E come sempre il porto sicuro di ogni moto di malinconia è lo specchio sociale che il mondo del vùvùvù ci mette a disposizione.
Forse perché la nostalgia, oltre a essere canaglia, crediamo ci lasci un alone di mistero addosso, ci renda più appetibili o ci regali quel tratto caratteristico di cui fondamentalmente siamo privi.

Allora via al compianto:
Solamente martedì scorso eravamo qui *foto in costume o panorama istigatore di violenze*
Domani si torna in ufficio *lacrimuccia*
Non posso credere sia tutto finito

Non puoi credere sia tutto finito. Io invece posso.
Ma che cazzi, sei stato in vacanza un mese filato, hai fatto più tappe di Mr. Fogg nel Giro del mondo in 80 giorni! E nonostante tu abbia visitato solo luoghi esteri, hai aggiornato status su tutte le piattaforme social in tempo reale, minuto per minuto.
Dimmi, hai dovuto vendere un rene a TIM oppure caghi Wi-Fi?
No perché io ho fatto molta fatica durante le giornate di rovesci temporaleschi, che hanno occupato tre quarti della mia vacanza, a trovare una sola connessione stabile.
E no, non volevo un Wi-Fi per postare le mie foto in costume, volevo solo scrivere a mia madre che nonostante

- la cistite
- le inondazioni
- le cavallette
- il mal di gola

era tutto ok e che, anzi, ero felice.
Sono felice.

Quindi, no, non mi appassionano le finte mestizie per la fine dell'estate e i valzer sulla fugacità delle vacanze estive non mi appartengono.

Sto diventando grande, lo sai che non mi va.




PS: ma che fatica trovare una cover di questa canzone. Stavo per cantarvela io.

domenica 9 agosto 2015

The Letter

Ciao F,

Come stai?

Volevo dirti che forse ieri c'erano le quadrature astronomiche giuste, forse è stato il caldo al quale stiamo attribuendo colpe di tutto, forse non lo so nemmeno io.
Fatto sta che mi sono ritrovata a mandare quella mail di cui parlavamo l'ultima volta che ci siamo visti.

E' strano pensare a tutte le parole invisibili che si nascondono dietro a comunicati sintetici.
Queste lettere gonfie come fagotti, ricolme di messaggi soltanto pensati, pesanti di tutto quello che non bisogna scrivere.

Mail traboccanti vento come vele spiegate.
Un' assurdità di pixel e mare.

Forse è il caldo al quale stiamo attribuendo tutte le colpe.

E' consolante credere che ci siano momenti circostanziati in cui davvero la vita può finire da un'altra parte, dalla parte giusta, soltanto premendo invio.

Io penso che non esistano un prima e un dopo nel fare le cose, che le cose le fai esattamente quando puoi farle. Può sembrare una visione fatalista, e probabilmente lo è. Ma alla fine va sempre come dico io. Le cose accadono quando possono. Siamo noi che per paranoia ne facciamo una questione di prima e dopo.

Forse è il caldo al quale stiamo attribuendo tutte le colpe.

Ti lascio e ti ringrazio per parole vecchie di anni, che hanno viaggiato, si sono perse ma sono tornate alle mie orecchie nel momento preciso in cui servivano.

Vado a dormire e col cuscino girato dalla parte dei piedi, altrimenti non è vero caldo.

Bacio,

G


mercoledì 5 agosto 2015

#penisgate. Soffrire le pene per colpa del pene.

Non so se il pene porti pene, sicuramente porta scompiglio.
Specialmente se il pene in questione è attaccato ad uno degli uomini più sexy del pianeta.

Sto parlando di Lenny Kravitz, icona del rock internazionale, che durante l'esibizione di Stoccolma si è trovato letteralmente nudo sul palco a causa di un cedimento strutturale dei pantaloni in pelle super aderenti.

Il web si è commosso, indignato, nobilitato, crowfuso contemporaneamente.
Fioccano le condivisioni e sfottò.



Le cyberfemmine sono le più agguerrite: centimetro alla mano misurano, scrinsciottano, moviolano ancora ed ancora ed ancora il pistulino del Lenny.

E' graande, è piccolo, ha il piercing.

E nelle orecchie ho ancora il #YoLaTengoComoTodas della Pausini, che aveva mostrato le pudenda altrettanto accidentalmente, e invece era stata accusata di fare marketing disonesto.
Dalle stesse donne che hanno riguardato frammento per frammento il video di Lenny desnudo, inforcando il monocolo da orefice.



Dopotutto pensavo meglio.

Certo, dobbiamo fare i conti con un feticcio svelato. Le migliaia di donne che sognavano segretamente l'intimità di Kravitz devono fare i conti con una fisicità rivelata che probabilmente non le soddisfa quanto le fantasie chilometriche esenti da piercing.

E se le star si rivelano non all'altezza -o sottodimensionate- una soluzione sana e poco costosa c'è:
Signore, stasera smutandate vostro marito.


Lunga vita a Steven Tyler.


martedì 4 agosto 2015

La filanda, ovvero le madrideglialtri.

Le madrideglialtri son sempre più verdi.
D'invidia.
Signore madri, non capisco perchè.
Noi ragazze dei vostri figli non aspettiamo altro che un vostro cenno di assenso.

Madri, non mettete il naso.
Tagliatevelo, il naso.
Farebbe meglio a voi e ai vostri figli.

Le madrideglialtri sono esseri volubili.
Esseri mitologici a metà tra l'arpia e il Giano Bifronte.
Passano tutta la durata della storia che avete con il loro figlio a insinuarsi con il piede di porco tra voi e piangono lacrime amare quando ve ne siete andate.
Le madrideglialtri sono essere imperfetti ammantati in un alone di malinconia.

Siete indispensabili quando c'è da dare ragione nelle liti a tavola, e perfettamente inutili un secondo dopo.
Nel mio caso, la madre dell'altro, si aspettava che potessi fare l'ago della bilancia nelle faide famigliari. Credeva che io potessi perpetrare il suo rituale di disgregazione portato avanti anni, per ristabilire definitivamente la sua suprema Ragione e trasformare la sua vita in un eterno deserto.

Le madrideglialtri amavano analizzare le mosse della mia famiglia in maniera scientifica. Probabilmente avevano un taccuino su cui annotare le risposte agli interrogatori cui ero sottoposta. E poi amavano chiedere spiegazioni per tutte quelle azioni che portavano sgomento alla sua logica.

Le  madrideglialtri mi hanno fornito spunti sui quali potrei scrivere interi libri. Hanno forgiato il mio carattere e mi hanno suggerito cosa realmente non voglio.

Le madrideglialtri sottolineavano sempre e comunque che il proprio figlio non le avrebbe lasciate perchè "un figlio è per sempre".
Le madrideglialtri avrebbero fatto meglio a cagare un fottuto De Beers.

NB: Ogni riferimento a fatti, cose o madri degli altri è puramente casuale.
Nessuna madre degli altri è stata maltrattata prima, dopo o durante la scrittura di questo post.
NBI: La mia mamma è differente.



martedì 28 luglio 2015

Pink

Succede che, a Bologna, qualcuno si sia sentito talmente offeso dai magnifici manifesti di Viale Masini da decidere di cancellare nottetempo peni, vulve e seni sfigurando un intervento artistico di indubbio valore.



Pensate quanto devono sentirsi potenti quei peni, quelle vulve, quei seni, sotto la coperta di vernice. Semplici immagini in bianco e nero, senza occhi e senza volto, hanno mosso un drappello di benpensanti. 
Li hanno fatti uscire di casa
Li hanno guidati fin da Leroy Merlin.
Hanno fatto versare denaro sonante
Li hanno fatti venire a loro e agitare le braccia probabilmente di notte. 
Probabilmente in punta di piedi. 
Probabilmente traboccanti giustizia per il gesto coraggioso che assicura le pudenda al luogo buio cui appartengono.

Noi ci abbiamo perso.
Non solo per lo sfregio a un intervento temporaneo ma interessante.
Ci abbiamo perso per mano della prepotenza del perbenismo.

E per concludere ci tenevo a scrivere ancora pene, vulva, seni. Oppure cazzofigatette, che gli aulicismi non fanno per me.




martedì 30 giugno 2015

Over the rainbow

[#LoveWins è la storia di un contagio colorato e verace.
È la felicità del diritto che supera il pensiero  retrogrado e porta emancipazione schiacciando il pregiudizio. È l'unità dei 50 stati più influienti del mondo. È la speranza che soffia e sussurra all'orecchio di chi sa ascoltare "siamo tutti uguali".]



In questi giorni stiamo assistendo ad un fenomeno alquanto pittoresco, che nasce oltreoceano, si diffonde rapido sulla cresta dei social e si presenta fiero.
Per studiarlo non occorre andare lontano, basta proiettare lo sguardo all'origine dell'arcobaleno. Quell'interregno fantastico governato da nani che nascondono pignatte d'oro, Minipony e Orsetti del cuore.

La moltiplicazione del gay è un fenomeno che si propaga nei peggiori bar di provincia, in piazza, al supermercato, durante incontri occasionali sia  formali che informali. La sua folle corsa non pare dare segni di arresto.

Ultimamente tutti hanno amicighei, ma guarda caso ne hanno di più quelli che in fondo hanno paura.
Hanno amicighei quelli che li buttano in apertura nel discorso, specificando che sono tanti, come per incutere un po' di soggezione. "Ho tanti amicighei.." e te li trovi in assetto di piramide umana, issati a mo' di scudo. Praticamente un muro di Berlino, ma con più stile.
Quelli che hanno più' amicighei di tutti sono quelli che continuano la frase con un però.
Un però netto e pesante, tagliato con il coltello come a segnare una trincea.

"Di là amicighei! 
Andate tutti là.
E rimaneteci, che qui si sta stretti."

Così su Facebook e Twitter sono giorni d'inferno in cui la cronaca s'accosta a italianismi funambolici infarciti di opinioni inesatte.
Tutti dietro a ticchettettare su tastiere esauste 50 sfumature di bestialità riguardo le quali, sono certa, gli amicighei non sarebbero troppo d'accordo.

Tirateli fuori tutti questi amicighei!
Voglio guardarli mentre prendono le distanze da voi, che li definite amici, ma non pari a voi stessi.

Poi ci sono i figlinipotifratellighei, che sono una variante raffrorzativa, introdotti coattamente nel discorso al grido di "preferirei un figlionipotefratelloghei piuttosto che". Piuttosto cosa?

Spoiler:
"preferirei un figlionipotefratelloghei piuttosto che" non è una frase di apertura. Non sei tollerante e non avrai il nobel per la pace. Ritenta, sarai più fortunato.

I figlionipotefratelloghei sono nascosti nei discorsi a maggior tasso di disagio, e sono il frutto della fantasia di gente che spesso non merita ne' un figlio, ne' un nipote, ne' un fratello.

Immagino tavole domenicali popolatissime, presidiate da nonne molto avanti che cucinano matasse di tagliatelle al ragù, tortellini, lasagne fumanti e ogni tipo di leccornia che un nonna possa cucinare ai propri figlinipotifratelli. Che sono semplicemente figlinipotifratelli, quindi degni di essere rimpinzati di cibo grasso.


E adesso cantiamo insieme...


Bonustrack!